Politiche di Pari Opportunità Leadership Femminile Diversity Management

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I due orizzonti della maternità.

Confronto tra natalità ed aborto delle donne italiane e straniere.

 

L’identità della donna si è sempre basata sulla capacità di donare la vita. Nel passato lo status sociale della donna era legato al sua vita familiare, ella era: la moglie, la madre o la figlia di un uomo, fin da piccola la sua educazione era finalizzata all’assunzione di questi ruoli.
 La maternità è sempre stato un dono, ma che per la donna ha costituito anche un ostacolo, che ha prodotto la situazione di svantaggio. La maternità è un destino naturale per ogni donna. “La donna è stata sempre ritenuta la depositaria dell’amore materno; questo affetto incondizionato presuppone l’annullamento del sé in funzione del figlio e, l’abbandono di qualsiasi aspetto individualista che non sia in armonia con le cure del proprio bambino”[1].

Ma il femminismo ha dato la possibilità alle donne di scegliere un altro destino. Si crea così un alternativa: essere madre e moglie, o scegliere la carriera.

“In passato, la maternità “come destino” era determinata dall’impossibilità di controllare le nascite e, dalla difficoltà di attuare cure mediche, efficaci, che connettevano alla gravidanza e al parto l’angoscioso vissuto di morte”[2]. Oggi le conoscenze mediche sono migliorate, e inoltre è possibile il controllo delle nascite .

 Far coincidere maternità, lavoro domestico, e carriera rimane ancora oggi difficile. Esistono “due modalità di comportamento, quello della donna che lavora e si occupa della casa e della cura della famiglia e quello della donna che lavora e divide le occupazioni domestiche con il proprio partner, a sua volta disposto a modificare i suoi ritmi di lavoro all’esterno. Solo a partire dalla seconda modalità è possibile sviluppare identità diverse, soggettività diverse sia per gli uomini che per le donne”[3]. Il concetto di maternità responsabile ha permesso una scelta alle donne, ma non tutte le donne possono scegliere.

 

Nelle varie tradizioni culturali , la gravidanza è un momento iniziatico in cui la futura mamma è sostenuta dalle donne del gruppo: accompagnamento, preparazione alle diverse tappe, interpretazione dei sogni, feste per le mamme in attesa “baby shower” e tanto altro. La maternità viene, quindi, vissuta come momento sociale e non  individuale o esclusivamente di coppia.

 

Tradizioni legate alla gravidanza sono diffuse in tutto il mondo in maniera diversa. Queste tradizioni vengono meno quando la donna è costretta ad abbandonare la propria patria e si trova ad affrontare questa esperienza da sola senza il proprio gruppo etnico.

La migrazione porta con sé numerose rotture in questo processo di coinvolgimento e di costruzione di senso: anzitutto, la perdita dell’accompagnamento da parte del gruppo, del sostegno familiare, sociale e culturale e l’impossibilità di dare un senso culturalmente accettabile ai disfunzionamenti quali la tristezza della madre, il senso di incapacità, le interazioni madre-bambino disarmoniche. Inoltre, le donne si devono confrontare con  regole e protocolli medici e sanitari che, molto spesso, non rispettano la loro tradizione[4].

 

[5]

 

Si è registrato che il punto in comune tra le donne immigrate e le donne italiane è l’interruzione della gravidanza: sia per cause lavorative (per quanto riguarda le donne autoctone), sia per mancanza di sostegno( per quanto riguarda le donne straniere).

Infatti in Italia, oggi, si registra un calo della natalità come si può ben vedere dal grafico sottostante:

 

[6]

 

Le nascite in Italia sono in calo, mentre le nascite degli stranieri che si trovano nel nostro paese sono in aumento: [7]

 

Nonostante ciò l’aborto è in aumento anche per donne straniere:

 

[8]

 

In trend negativo che ha portato ad un tasso di natalità nel 2015 a 1,35 figli per donna, con età media delle madri al parto che sale a 31,6 anni,  fa emergere che le donne giovani facciano sempre meno figli. Sono essenziali per questo delle politiche sociali che facciano si che le gravidanze aumentassero. In Italia, infatti, sono stati presi dei provvedimenti: il 22 settembre 2016 a Roma, Padova, Bologna e Catania è stata promossa dal Ministero della salute  il Fertility Day. L’obiettivo era aumentare la consapevolezza dei giovani verso la propria salute riproduttiva è fornire strumenti utili per tutelare la fertilità. Sono state organizzate in queste città “Tavole rotonde”  con la partecipazione di operatori sanitari, famiglie, associazioni e tanti altri.

La società cattolica italiana in sostegno alle famiglie ha organizzato un Family Day, per richiamare l’attenzione sui valori tradizionali della famiglia opponendosi anche alle famiglie “arcobaleno”.

La Legge Bilancio 2017  ha introdotto il “Bonus Bebè”. Tutte le donne che hanno partorito dal primo gennaio 2017 o che sono in attesa, potranno richiedere un Bonus di 800 euro. Tale bonus viene erogato anche in caso di adozione o di affido.

 Inoltre è previsto l’aiuto per l’iscrizione all’asilo si pubblico che privato per il bambini da 1 a 3 anni.

 

[1] Schirone T., “Identità e trasformazione di identità: la maternità”, 2013,p.190

[2] Ibidem.

[3] Cammarota A., “Donna, identità, il movimento femminista difronte alla complessità sociale”, A.Guffe, 1984p.108

[4] Rossi G., Scabini E. (a cura di), La migrazione come evento familiare, Milano, Vita & Pensiero, 2008, p.115.

[5]ISTAT, anno 2011-2012 “Cittadini stranieri: condizione di salute, fattore di rischio, ricorso alle cure e accessibilità ai servizi sanitari” P.11.

[6] ISTAT, Anno 2015. “Natalità e fecondità della popolazione”.

 

[7] ISTAT, Anno 2015. “Natalità e fecondità della popolazione”.

 

[8] ISTAT, Anno 2012 “Interruzione volontarie della gravidanza”, 12 dicembre 2014.

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